Mi chiamo Elisa, ma tutti mi chiamano Eli, tranne mia nonna.

Ho 34 anni ma mi sento contemporaneamente addosso mille epoche. Come se avessi 4 anni, quando la mia forza di volontà viene annientata di fronte ad una scatola di biscotti, 21 mentre viaggio per l’Europa zaino in spalla come al primo interrail, e circa 74 quando finalmente a metà novembre inizio a riempire casa di decorazioni in feltro cantando – ehm, stonando – Let it Snow, Let it Snow, Let it Snow…

Sono nata e vissuta sempre – a parte un’intensa parentesi torinese – a Dronero.

Una cittadina adorabile che da quando sono diventata grande ha smesso anche di starmi stretta. Perchè è immersa in quel niente tranquillo che ti permette di uscire dalla porta e camminare per ore tra i prati. Perchè è così vicina a tutto il resto da poter fuggire un giorno altrove ogni volta che ne senti il bisogno: di pesce appena pescato, di strano teatro d’avanguardia, di montagna la sera d’estate. Perchè mi mette accanto una famiglia sincera, degli amici tanto stretti da essere anche loro famiglia, e Sergio, il mio tutto.

Amo viaggiare, creare e festeggiare.

Viaggiare con la mente e con il corpo, come chi è curioso e non può farne a meno: con un libro da cui non so staccarmi, con una buona dose di musica dalla classica al rock ai tormentoni estivi, con lo zaino molto tempo e pochi programmi appena ne ho la possibilità.
Creare sporcandomi le mani: cucinare una ricetta nuova ma cambiando tutti gli ingredienti, fotografare cento volte lo stesso panorama, ricamare fiocchi nascita per tutti i bimbi che amo, dipingere e incollare, scrivere e progettare.
Festeggiare ogni attesa, celebrare ogni traguardo, ogni minimo avvenimento. Sono io quella delle feste a sorpresa, dei pacchetti curati, delle torte alla frutta. Adoro fare regali, quasi quanto adoro riceverne.

Ho scoperto da un po’ l’importanza della bellezza, e me ne circondo appena posso.

Bellezza che non vuol dire assenza di sostanza, ovvio, vuol solo far la parte di quella ciliegina troppo dolce sulla dannata torta. Bellezza che non ci va niente ma che vuol dire tutto: come un fiore sul tavolo vicino al piatto di mercoledì, che non rende mica più buona la solita pasta al sugo, ma strappa un sorriso, rende la giornata un pochino più leggera. Bellezza che è accessorio, ma non per questo resta superflua: per me diventa vitale, rende l’attorno extra ordinario. Fa sorridere gli occhi, fa respirare a fondo, fa sentire amati.

Quindi, in sintesi… Giovane ma non più giovanissima, da questo mio paesello di provincia, cerco quotidiana curiosa ispirazione in ogni dove. E poi finalmente, dal racconto delle vostre storie, nascono i miei progetti: prima davanti ad un pc, e poi finalmente con le mani in pasta. Per celebrare il vostro giorno speciale, per creare un plus di bellezza. Perchè in fondo, il giorno del matrimonio, l’unica cosa importante è che Lui si presenti all’altare. Ma se intanto tutto intorno è un’armonia di stile e colore, beh, male non fa.

THAT’S ME!